Perché i controlli e le normative di fabbricazione del nostro Paese, sono fra i più severi al mondo e il lavoro italiano può essere un valore aggiunto fondamentale anche per te.

Blog Misskappa

La nostra esperienza al vostro servizio

vestibilità e metodo FLEXI®

Misskappa® con il suo esclusivo metodo FLEXI® si conferma sempre prima azienda di pannolini in risoluzione problema VESTIBILITA'.

 

Fino ad oggi nessuno era stato in grado di dare risposte concrete a problematiche che di fatto non hanno regole.

 

Stiamo parlando della vestibilità del pannolino. Come appena affermato non esistono riferimenti o regole per scegliere a priori e con certezza la vestibilità che più si addice ad ogni bebè.

 

Le fisiologiche diversità tra un individuo e l'altro rendono impossibile stabilire dei criteri che ci aiutino ad individuare il pannolino che possa fare al caso nostro.

 

Misskappa®  è invece riuscita a fornire la soluzione che risolverà al 100% questo problema.

 

Con il metodo FLEXI® di fatto avrai il pannolino perfetto per tuo figlio, come se fosse stato progettato su misura per lui.

 

 

Grazie alla nostra esperienza e a innumerevoli prove abbiamo sviluppato 2 tecnologie produttive che andassero a soddisfare ogni esigenza di ogni bebè.

 

Abbiamo visto che ai bambini a cui era perfetta la vestibilità con elastici posizionati nelle bande riposizionabili non era invece consona la soluzione con banda elastica sul retro del corpo pannolino e viceversa.

 

Inoltre abbiamo testato geometrie (diverse misure tra i 2 modelli proposti) che "concigliassero" con il lavoro svolto dalle parti elasticizzate e  che conferissero adattabilità al 100% per chiunque lo indossasse.

 

 

Da questi dati è nato il metodo FLEXI® che si traduce in Misskappa® e Misskappa® e-Basic. I primi (Misskappa®) hanno la parte elastica  posizionata nelle bande riposizionabili mentre i  secondi (Misskappa® e-Basic) hanno la parte elasticizzata sul retro del pannolino (unica caratteristica visibile ad occhio nudo)

 

Con questa soluzione troverai con certezza il pannolino perfetto per tuo figlio

 

Vestibilità non è solo sinonimo di comodità ma soprattutto la possibilità di sfruttare al meglio tutte le caratteristiche del pannolino (assorbenza, traspirazione, tempi di tenuta ecc.)

Ti consigliamo comunque prima dell'acquisto, di leggere quanto segue per individuare da subito LA TAGLIA GIUSTA per poi scegliere la VESTIBILITA' fatta su misura per il tuo Bebè.

 

 

New Born 2-5 kg

La taglia nominalmente va dai 2 ai 5 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 3,7 - 3,8 kg e le bimbe dai 3,8 ai 4 kg.

 

Mini 3-6 kg

La taglia nominalmente va dai 3 ai 6 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 4,6 - 4,8 kg e le bimbe dai 4,6 ai 4,9 kg.    

 

Midi 4-9 kg

La taglia nominalmente va dai 4 ai 9 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 6-6,2 kg e le bimbe dai 6 ai 6,5 kg.

 

Maxi 8-18 kg

La taglia nominalmente va dai 8 ai 18 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 9,8-10,5 kg e le bimbe dai 10 agli 11 kg

 

Junior 11-25 kg

La taglia nominalmente va dagli 11 ai 25 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 13,7-14,2 kg e le bimbe dai 13,8-14,8 kg. 

 

Extra large 16-30 kg

La taglia nominalmente va dai 16 ai 30 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 17,2-19 kg e le bimbe dai 17,6-20 kg. 

 

Adesso non perdere altro tempo e prova 75 pannolini Misskappa® e 75 pannolini Misskappa® e-Basic.

LA GASTROENTERITE (DIARREA)

Innanzitutto cerchiamo di capirci su cosa e quando si dovrà parlare di  “GASTROENTERITE” , quindi per capirci, cominciamo a definirla. Quando il numero delle scariche/die è superiore alle 4/5 e il loro aspetto sarà acquoso o liquido anche se, nell’allattato al seno, ad ogni poppata potrebbe apparire una modesta emissione di feci semiliquide. Sono due i tipi di diarrea: La Acuta e la Cronica la loro diagnosi è rimandata al medico Pediatra. Ad ogni modo, alla comparsa di diarrea, il rimedio che deve essere comunque applicato è sempre quello della Soluzione Reidratante Orale in quanto solo in seguito e dopo accertamenti, si potrà affermare se ricorrere o meno ad antibiotici. La maggior parte delle diarree, è infatti di natura virale (Rotavirus, Adenovirus…..) per cui, l’antibioticoterapia, risulta inopportuna oltreché inutile mente sempre e comunque opportuno, risulta il ricorso a Soluzioni Reidratanti Orali che, indipendentemente dalla natura della diarrea, agiranno, apportando liquidi e favorendone il loro assorbimento ed utilizzo cellulare. Detto ciò, spieghiamo perché. La diarrea non è altro che un richiamo di liquidi cellulari, all’interno dell’intestino (lume intestinale) che, indipendentemente dalla sua causa (batterica, virale, altra), risulta estremamente pericoloso in quanto depaupera le cellule dell’organismo dei loro liquidi, causandone la morte per disidratazione. Come agire in caso di diarrea? Talvolta alla diarrea sono associate manifestazioni di vomito per cui risulta più difficile la somministrazione di Soluzioni Reidratanti Orali. Si procederà pertanto in particolare nel lattante e/o nel piccolo bambino, alla loro somministrazione con piccole quantità di soluzione, somministrata con un cucchiaino. La soluzione sarà meglio accettata se fredda  e somministrata tal quale senza alcuna aggiunta perché una qualsivoglia di aggiunta, anche di zucchero, la renderà più squilibrata e di conseguenza, meno assorbibile ed inoltre, essendo la aggiunta costituita da zuccheri, gli stessi, mal digeriti, potrebbero favorire una fermentazione intestinale che tenderebbe a peggiorare lo stato di diarrea.

In definitiva, applicando correttamente quanto sopra riportato, anche diarree di difficile risoluzione possono essere affrontate con la calma e perizia necessarie anche a livello domiciliare e da un qualsiasi genitore ricordando che, una eccessiva preoccupazione  o ancor peggio un atteggiamento non consono falsato da stati di ansia o di panico possono compromettere sia la gestione del fenomeno che la sua risoluzione.

LA TOSSE

Anche in questo caso come in quello della febbre, possiamo parlare di un sintomo e non di una patologia. La tosse infatti serve all’organismo per liberare le vie aeree da una ostruzione che può essere ingenerata o da un corpo estraneo, o da muco che, a livello bronchiale, rende difficoltosa la respirazione. Essa va pertanto vissuta come tale e cioè un aiuto fondamentale nella patologia in atto. Un ambiente caldo umido, in grado di rendere meno viscoso il muco e di conseguenza meno adeso alle pareti bronchiali, favorisce senza dubbio la tosse e può accelerare la guarigione. Infatti in caso di malattie da raffreddamento, che sono solitamente le principali responsabili di tosse, fumenti, aerosol, umidificatori ambientali o più semplicemente il classico rimedio della nonna che consiste nella pentola messa a bollire con acqua e magari un pizzico di bicarbonato ed un altro pizzico di sale da cucina, possono costituire un valido aiuto. Altrettanto possono fare i fluidificanti solitamente in sciroppo, cucchiaini di miele (pochi) ed altro. Opportuni sono anche i lavaggi nasali che oltre a rendere più agevole la respirazione, contribuiscono ad evitare che il muco nasale scendendo in gola aumenti la necessità di tossire.

In caso di tosse secca e cioè tosse cosiddetta di gola, la stessa presuppone una infiammazione delle alte vie respiratorie, non necessita quindi di fluidificanti ma di sedativi quali il miele o altre sostanze zuccherine. Lo zucchero infatti è un ottimo prodotto per contrastare l’adesività batterica locale quella che di solito ingenera tosse secca quindi miele o caramelle al miele se il bambino è più grandicello ma senza esagerare, impediscono ai batteri di aderire alle cellule mucosali, la tosse agisce espellendole. Quindi cercate di servirvi di questo sintomo senza contrastarne l’indubbia utilità.

LA FEBBRE

                                                      

La febbre non è una malattia ma un sintomo! Strano ma vero. E’ un sintomo e contemporaneamente una cura che il nostro organismo mette in atto al fine di contrastare una minaccia che solitamente è costituita da un virus o da un batterio o altro ma, sempre e comunque, una aggressione pericolosa per il nostro organismo. Partendo da tale presupposto, si capisce come la febbre non dovrebbe essere contrastata ma “GESTITA”.

Gestita come “Amica” in quanto se e quando gestita, essa non provoca danni ma benefici. La paura nei suoi confronti oltre ad essere immotivata, è anche dannosa, in quanto contrastandola e non permettendogli di interagire con la patologia in atto,  ci priveremo di una preziosa ed efficace alleata!

Ci sono poche cose da attuare durante un episodio febbrile e sono le seguenti: prima di ricorrere agli antipiretici (farmaci che contrastano l’innalzamento della temperatura corporea), provare a contenerne i valori non coprendo il bambino ma scoprendolo ragionevolmente (non serve denudarlo!) ed applicandogli sulla fronte e/o in altre superfici corporee panni umidi di acqua a temperatura domestica: quella del rubinetto. Non serve ricorrere al frigorifero o ancor peggio al ghiaccio. Fare bere il più possibile il bambino anche in questo caso liquidi a temperatura ambiente. Portarlo ovviamente in un ambiente con temperature non africane ma tendenti ai 18/20°C. Dopodiché, telefonare al medico e seguire le sue indicazioni. Prima di farlo però sarebbe opportuno fare una pre-anamnesi (Disamina) di quanto  è successo nella/e giornata/e precedente/i, finalizzata ad individuare eventi che potrebbero averne favorito l’insorgenza.

Fino a temperature corporee di 38/39°C sono sufficienti i rimedi NON FARMACEUTICI sopra riportati: Ricordate che un abbassamento troppo drastico della febbre potrebbe ostacolare la diagnosi ed infine, per rendersi conto della non bassa invasività degli antipiretici, vi invitiamo a leggere il bugiardino degli stessi per rendervi conto che talvolta……………LA PEZZA E PEGGIO DEL BUCO!

DI CHE TAGLIA SEI?

Le indicazioni sui pacchi (riferimenti ai KG del bambino) sono state standardizzate dal Ministero della salute come regola orientativa nello scegliere la misura del pannolino.

Purtroppo, tale "convenzione", risulta essere veramente grossolana e induce, senza mezzi termini, ad errori frequenti quando si acquistano pannolini.

Misskappa ha stilato una linea guida dettata dalla propria esperienza e ha condotto innumerevoli test che ha incrociato con le esperienze di mamme come te.

L'inidicazione rimane sempre suscettibile ad un certo grado di soggettività, ma di certo è MOLTO ma MOLTO più inerente alla realtà.

Infine, come regola assoluta, se la perdita è nella parte superiore del pannolino (perdita ripetuta e non caso isolato) stiamo utilizzando una taglia troppo piccola

se invece la perdita (perdita ripetuta e non caso isolato) è nella parte inferiore, stiamo utilizzando una taglia troppo grande..

>>>ORA INDIVIDUA LA TUA TAGLIA...

New Born 2-5 kg
La taglia nominalmente va dai 2 ai 5 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 3,7 - 3,8 kg e le bimbe dai 3,8 ai 4 kg.

Mini 3-6 kg
La taglia nominalmente va dai 3 ai 6 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 4,6 - 4,8 kg e le bimbe dai 4,6 ai 4,9 kg.


Midi 4-9 kg
La taglia nominalmente va dai 4 ai 9 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 6-6,2 kg e le bimbe dai 6 ai 6,5 kg.

Maxi 8-18 kg
La taglia nominalmente va dai 8 ai 18 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 9,8-10,5 kg e le bimbe dai 10 agli 11 kg .


Junior 11-25 kg
La taglia nominalmente va dagli 11 ai 25 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 13,7-14,2 kg e le bimbe dai 13,8-14,8 kg.

Extra large 16-30 kg
La taglia nominalmente va dai 16 ai 30 kg, ma generalmente i bimbi la cambiano attorno ai 17,2-19 kg e le bimbe dai 17,6-20 kg.

COSA NON PUOI NON SAPERE SUI PANNOLINI MONO USO

Ecco cosa non PUOI NON SAPERE SUI pannolini usa e getta

I pannolini usa e getta, rivestiti da un film plastificato, impediscono la normale traspirazione della pelle e aumentano di 1 °C la temperatura dei genitali: questo è potenzialmente dannoso in senso GENERALE ma soprattutto per i maschietti, i cui testicoli sono nello scroto proprio per rimanere a una temperata inferiore a quella addominale.

 

Ecco perché “SI” ai materiali microforati di Misskappa

 

Traspirazione - Secondo una ricerca tedesca (Partsch et alii - Arch Dis Child 2000;83:364-368), i pannolini usa e getta, essendo rivestiti da un film plastificato, impediscono la normale traspirazione della pelle. I ricercatori hanno infatti stimato un aumento di temperatura di 1°C su bambini che utilizzavano pannolini usa e getta, rispetto a bambini che indossavano pannolini di cotone. Questo risultato ha destato preoccupazione, in quanto il surriscaldamento dell'area genitale pare essere correlato a infertilità maschile. Tuttavia, la metodologia utilizzata dai ricercatori tedeschi e' stata successivamente considerata non perfettamente adeguata e ulteriori prove sperimentali sono in corso di esecuzione. In attesa di nuovi risultati, si ricorda comunque che i pannolini in tessuto microforato e abbinato ad elevato contenuto di cotone e cellulosa consentono la normale traspirazione e mantengono la corretta temperatura nell'area genitale, proteggendo dagli eventuali danni da surriscaldamento.

 

 

Ecco perché “SI” all’assenza di inchiostri e derivati del petrolio di Misskappa sulla pelle del tuo bebè

 

 

Composti tossici nei pannolini usa e getta - I pannolini usa e getta sono costituiti da composti sintetici con effetti tossici. Emissioni nocive per il tratto respiratorio sono state dimostrate in uno studio su topi di laboratorio (Anderson & Anderson (1999) Arch Environ Health 54:353-358). Nell'esperimento, gli animali, esposti a varie marche di pannolini usa e getta mostravano sintomi riconducibili all'asma, e irritazioni di occhi, naso e gola, mentre l'esposizione a pannolini di tessuto non produceva alcun effetto.

 

 

Ecco perché “NO” alla presenza di LOZIONI in Misskappa

 


Il TBT è stato usato in passato, non è noto se utilizzato ancora. E' un battericida e fungicida molto potente: usato anche nelle vernici antivegetative per le barche, passa nell'ambiente acquatico dove causa gravi danni allo sviluppo dell'apparato genitale di molluschi marini (crescita di pene negli individui femmina). Greenpeace ha condotto test scientifici su pannolini usa e getta di svariate marche, e afferma che il TBT, presente in tracce, potrebbe dare effetti tossici sui sistemi immunitario e ormonale

 

 

Ecco perché “SI” alla esclusiva miscela in cotone e cellulosa colloidale di Misskappa

 

 

Percezione delle funzioni fisiologiche - La sensazione di "sederino asciutto", tanto promossa dai produttori di pannolini usa e getta, è di fatto innaturale. Il bambino deve essere messo in condizione di associare la sensazione di bagnato al fare pipì, favorendo l'insorgere del controllo delle funzioni fisiologiche e l'abbandono anticipato del pannolino (spannolinamento).                                

DERMATITE DA PANNOLINO

La dermatite da pannolino è un'infiammazione della pelle responsabile di arrossamenti cutanei assai fastidiosi, localizzati sulle natiche e sui genitali di bambini molto piccoli, portatori di pannolino.

 

Nota anche come eritema da pannolino o irritazione da pannolino, questa forma di dermatite può insorgere per svariate ragioni. Sicuramente, uno dei principali motivi è l'irritazione provocata dal ristagno di feci e urine all'interno del pannolino.
La diagnosi è immediata, visto che la zona arrossata coincide con la regione gluteoperineale, solitamente ricoperta dai pannolini.
Salvo casi di infezioni batteriche o fungine, mettendo in atto alcuni semplici accorgimenti la guarigione avviene in pochi giorni.

Cos'è la dermatite da pannolino?

La dermatite da pannolino - nota anche come eritema da pannolino o irritazione da pannolino - è un'infiammazione della pelle tipica della prima infanzia, caratterizzata da un intenso arrossamento cutaneo a livello delle natiche e dei genitali.

Cause

Nel bambino molto piccolo, la dermatite da pannolino può insorgere a seguito di (o per colpa di):

·         Un'irritazione dovuta a feci e/o urine. Le urine, ma soprattutto le feci, possono irritare la pelle in corrispondenza delle natiche; tale possibilità si fa tanto più concreta quanto maggiore è il tempo di permanenza delle deiezioni nel pannolino. Per scongiurare spiacevoli conseguenze, il pannolino andrebbe quindi cambiato tempestivamente .

·         Una variazione dei cibi ingeriti. Nel momento in cui il bambino cambia il tipo di alimentazione e comincia ad assumere cibi solidi, produce feci di consistenza diversa e in maggiori quantità. Ciò può determinare, quanto meno all'inizio, un'irritazione più o meno intensa delle natiche.

·         Un'alimentazione sbagliata della madre. Se la madre assume determinati cibi, il latte da essa prodotto può avere degli effetti indesiderati sul bambino; tra questi effetti, c'è anche la produzione di feci irritanti.

·         Un'irritazione dovuta ai materiali con cui sono fatti i pannolini o con cui quest'ultimi vengono trattati. Il materiale usato per alcuni pannolini o alcuni detergenti per il loro lavaggio (qualora si faccia uso di pannolini in tessuto lavabile) possono irritare la pelle in corrispondenza delle natiche, inoltre l’assenza, per contenere i costi di produzione, di cotone e cellulosa atta a garantire traspirazione e controllo dell’umidità all’interno del pannolino.

·         Una proliferazione batterica o fungina. Natiche, cosce e genitali sono luoghi ideali per la proliferazione di funghi e batteri, grazie all'ambiente caldo - umido che li caratterizza. I pannolini rendono queste regioni anatomiche ancor più vulnerabili, in quanto, a contatto con la pelle, aumentano il calore e il tasso di umidità locali. Le zone più a rischio sono le pieghe cutanee.

·         Una pelle molto sensibile. I bambini che soffrono anche di dermatite atopica(o eczema atopico) hanno una pelle particolarmente sensibile e più facilmente irritabile.

·         Uno strofinamento continuo dei pannolini o dei vestiti sulla pelle del bambino. L'irritazione cutanea da sfregamento è dovuta, di solito, a pannolini troppo stretti o a vestiti aderenti.

·         Un'assunzione di antibioticiL'organismo umano fornisce ospitalità e nutrimento ad alcuni batteri, detti "buoni", che ricambiano il favore impedendo ad altri microrganismi, come per esempio la candida, di proliferare. La somministrazione di antibiotici per la cura di un'infezione batterica in atto non discrimina tra batteri "buoni" e batteri "cattivi" (cioè infettanti) e uccide entrambi, indiscriminatamente. In simili circostanze, la penuria di batteri "buoni" favorisce la moltiplicazione fungina. 
Questo stesso processo avviene sia quando l'antibiotico è assunto dal bambino, sia quando viene assunto da una madre che allatta ancora al seno.

Sintomi e segni

Nelle zone ricoperte dall'indumento (quindi natiche, genitali e cosce), la dermatite da pannolino provoca un rash cutaneo contraddistinto da un intenso e doloroso arrossamento della pelle e da gonfiore.

COME STA IL BAMBINO?

Il bambino con la dermatite da pannolino è sofferente, pertanto, specie in occasione del cambio del pannolino, tende a piangere e a lamentarsi.

QUANDO RIVOLGERSI AL MEDICO?

Quando l'arrossamento cutaneo non accenna a migliorare o, addirittura, peggiora, potrebbe voler dire che alla dermatite da pannolino si è sovrapposta un'infezione batterica o fungina.
In tali frangenti, è opportuno far visitare il bambino dal proprio pediatra e farsi indicare i medicinali più adatti alla situazione.

Diagnosi

Diagnosticare la dermatite da pannolino è molto semplice, perché l'arrossamento cutaneo provocato è assai caratteristico e compare solo in corrispondenza delle zone ricoperte dal pannolino.

Terapia

Quando non è associata a infezioni particolari (maggior parte dei casi), la dermatite da pannolino si può curare semplicemente:

·         mantenendo asciutta e pulita la zona arrossata

·         applicando alcuni prodotti particolari, per il quali non serve prescrizione medica

·         cambiando spesso il pannolino.

Quando invece la dermatite da pannolino è complicata da infezioni di tipo fungino o batterico, oltre ai sopraccitati rimedi, si rendono necessari dei farmaci specifici, come gli antinfiammatori, gli antifungini e/o gli antibatterici.

COSA FARE QUANDO NON C'È ALCUNA INFEZIONE IN ATTO

Oltre a cambiare frequentemente il pannolino e a mantenere secca e pulita la pelle del bambino, il genitore può anche applicare una crema particolare, a base di ossido di zinco, caolino e arricchiti di olio (es. olio di mandorle) o burro di Karitè o glicerina per la quale non serve alcuna prescrizione medica.
La crema cura e previene in modo efficace l'irritazione

Quali prodotti evitare?
Nelle farmacie, è possibile acquistare diversi prodotti contro l'arrossamento cutaneo, tuttavia non tutti questi preparati sono indicati per un bambino piccolo. Infatti, i prodotti che contengono acido borico, canfora, fenoli, benzocaina o salicilati sono tossici per gli individui sotto una certa età, di conseguenza vanno evitati.

CHE COSA FARE QUANDO È STATA RISCONTRATA UN'INFEZIONE

In caso di infezione, il medico potrebbe prescrivere la somministrazione di:

·         Antifungini a somministrazione locale. Gli antifungini vengono fatti assumere quando si ritiene sia in corso un'infezione da funghi; questi medicinali, infatti, distruggono specificatamente la membrana cellulare micotica. 
Per somministrazione locale, s'intende che questi farmaci vanno applicati direttamente in corrispondenza della zona interessata. Di solito, sono sottoforma di crema. Il loro utilizzo deve avvenire solo su prescrizione medica.

·         Antibiotici a somministrazione locale o per bocca. Gli antibiotici vengono prescritti quando l'infezione in atto è di tipo batterico. Come detto per gli antifungini e i corticosteroidi, il loro utilizzo deve avvenire solo su prescrizione medica.

ALCUNI CONSIGLI UTILI

Per mantenere secche le zone arrossate, è consigliabile, di tanto in tanto, togliere il pannolino al bambino, così da favorire l'afflusso d'aria verso le suddette regioni. Per esempio, il momento ideale, per mettere in pratica tale indicazione, è durante i pisolini.
Inoltre, è buona regola usare pannolini di taglia più grande ed evitare di lavare le natiche con saponi di scarsa qualità o con detergenti a base di alcol, perché entrambi sono altamente irritanti. Si consigliano detergenti a base di amido di riso, caolino con estratti di calendula, camomilla e avena.

COLICHE GASSOSE NEL NEONATO

Le coliche del neonato - lattante costituiscono una sindrome comportamentale caratterizzata da crisi parossistiche di pianto disperato, che vengono scatenate da attacchi di dolore addominale acuto, durante i quali il piccolo si contrae tirando le gambe verso l'addome. Accanto a questi sintomi, si può inoltre apprezzare un certo grado di distensione addominale, accompagnato da ripetute emissioni anali di gas che giustificano l'appellativo "coliche gassose del neonato".

La definizione più comune utilizza il pianto come criterio identificativo del disturbo; per parlare di coliche del neonato, infatti, le crisi parossistiche di pianto devono durare più di tre ore e manifestarsi in più di tre giorni su sette per almeno tre settimane. La diagnosi di coliche gassose neonatali prevede inoltre l'esclusione a priori di qualsiasi altra causa correlabile a manifestazioni dolorose parossistiche, protratte o recidivanti, in particolar modo le condizioni più gravi (ostruzione intestinale, peritoniteerniapielonefrite, intussuscezione, problemi nutrizionali, neurologici, igienici ecc.).

Coliche del neonato: le cause d'origine

I ricercatori non sono ancora riusciti ad identificare le esatte cause d'origine di questi disturbi dolorosi neonatali; le coliche del neonato rimangono pertanto un fenomeno para-fisiologico (alcuni pediatri le considerano una "non malattia"), ad eziologia incerta e multifattoriale. L'ipotesi più accreditata chiama in causa l'aerofagia - legata all'eccessiva ingestione di aria durante pianto e poppate - e la flatulenza, legata alla fermentazione intestinale del latte materno. Non mancano comunque svariati riferimenti ad una possibile eziologia psicosomatica, sulla quale influirebbero le condizioni di vita del piccolo. Il pianto - riferiscono alcuni autori - è l'unico mezzo tramite cui il neonato può manifestare alla madre e a chi gli sta intorno i propri bisogni, che non necessariamente riflettono problemi di alimentazione, di coliche o di aria nella pancia. Certo, attraverso il pianto il neonato - lattante tenta di comunicare i propri bisogni fisici, ma anche emozioni, tensioni, sensazioni e fastidi... bisogni sia fisici che psichici, insomma; in altre parole, fame di cibo ed attenzioni.

Anche un alto livello di stress, problemi famigliari ed ansietà da parte dei genitori, sembrano favorire l'insorgenza di queste coliche. Secondo altri autori, le coliche gassose del lattante (si definisce tale un bambino di età compresa tra 28 e 356 giorni) sarebbero correlate all'alimentazione. In realtà questi disturbi si manifestano con incidenza simile sia nei neonati allattati al seno che in quelli alimentati con latte artificiale. I legumi, ad esempio, possono sviluppare reazioni gassose nell'intestino della madre, ma non certo in quello del neonato allattato al seno, dato che il fenomeno è legato alla quota di nutrienti male assorbiti o parzialmente tali a livello intestinale, che come tali non possono entrare nel circolo sanguigno materno. Si può invece ipotizzare una reazione allergica alle proteine del latte vaccino qualora il bambino presenti coliche gassose accompagnate a diarrea,vomitoeczema e ad una prolungata e frequente agitazione.

Altri fattori predisponenti sembrano essere correlati al mancato ruttino del piccolo dopo la poppata, e all'esposizione al fumo di sigaretta sia durante la vita intrauterina che dopo il parto.

Abbastanza tipicamente, le coliche del neonato compaiono alla sera e possono durare da una a tre ore, per poi scomparire e riapparire il giorno dopo, anche ad orari diversi.

In relazione ai dati statistici consultati, le coliche neonatali arrivano ad interessare dal 10% al 30% dei neonati (dalla 2a - 3a settimana di vita in poi) e dei lattanti, scomparendo spontaneamente e senza un'apparente spiegazione intorno al terzo - quarto mese di vita.

Coliche del neonato: cosa fare?

Come tutti i disturbi assai comuni ma di difficile risoluzione, le coliche gassose del neonato fanno registrare una notevole mole di studi, informazioni, consigli e - oggi più che mai - di prodotti farmacologici, fitoterapici ed omeopatici.

La medicina ufficiale ha testato l'efficacia della diciclomina cloridrato, un principio attivo anticolinergico poco utilizzato, a causa dei potenziali effetti collaterali (tra cui ricordiamo apnea, difficoltà respiratorie, convulsioni e svenimenti).

La fitoterapia, dal canto suo, propone l'utilizzo di droghe vegetali carminative e spasmolitiche, come  l'anice verde, la camomilla e la melissa. In questo caso più che mai è essenziale che le droghe siano di elevata qualità, per evitare che eventuali contaminanti (metalli pesanti, pesticidi ecc.) arrechino un danno al giovane e fragile organismo. Sono inoltre auspicabili ulteriori studi che indaghino l'efficacia e la sicurezza di questi rimedi naturali, normalmente utilizzati con un certo successo dagli adulti.

Una dieta materna a basso contenuto dei più comuni allergeni alimentari (latte, soia, uovo, arachidi, grano e frutti di mare) può offrire sollievo dal pianto eccessivo in alcuni bambini.

Particolari tecniche di massaggio possono creare sollievo al lattante colpito da coliche, ma devono essere consigliate con una certa prudenza ed eseguite da mani esperte.

Nella prevenzione di questi disturbi, può essere utile far ruttare il bambino una - due volte dopo ogni pasto. Anche i probiotici (volgarmente fermenti lattici in primis, come studi, il ceppo rhamnosus gg atcc 53103)  possono avere un ruolo positivo nel trattamento delle coliche del neonato.

Molto importanti, infine, sono gli interventi di counselling e di supporto ai genitori, nell'ottica di una possibile origine psicosomatica delle coliche del neonato. Può essere d'aiuto, ad esempio, coccolare il piccolo e distrarlo con la musica, portarlo in giro, farlo muovere o stenderlo a pancia in giù su una borsa d'acqua calda avvolta in un panno.

CONSIGLI SULL' ALLATTAMENTO AL SENO

 

 
 

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda di allattare al seno i bambini in modo esclusivo fino ad almeno i 6 mesi di vita, perché il latte della mamma è l’alimento migliore per far crescere sani e robusti i neonati. Alcuni consigli per allattare al seno

1) Mettiti comoda

Non c’è una posizione ideale per allattare al seno, ma è importante scegliere quella più confortevole per la mamma e il neonato. Ecco le posizioni consigliate: classica: è la posizione in cui la mamma è seduta; sdraiata: è la posizione ideale nei primi giorni dopo il parto; a presa da “rugby”: la mamma tiene il suo bambino con il braccio corrispondente al seno che offre, ve lo appoggia sopra in modo che il corpo del bebè risulti perpendicolare al suo.

2) Assicurati che il bimbo sia attaccato bene

Tra i consigli per allattare al seno, c’è anche quello di assicurarti che il bambino sia attaccato correttamente al seno. Questo succede quando la bocca è ben spalancata e contiene una buona porzione di mammella; quando il mento tocca il seno e il labbro inferiore è estroflesso (rivolto in fuori); quando si riesce a vedere qualcosa dell’areola (la pelle scura attorno al capezzolo) e la parte sopra il labbro superiore è più visibile di quella sotto il labbro inferiore.

3) Previeni le ragadi 

Assicurati che il bambino sia ancorato bene al capezzolo durante la poppata. Nel caso insorgano le ragadi, dopo la poppata massaggia il capezzolo e l’areola con un goccia del tuo latte, mentre per lenire un po’ il dolore, puoi allattare usando un copricapezzolo di gomma.

4) Svuota bene il seno 

Tra i consigli per allattare al seno c’è anche quello di svuotarlo completamente dopo la poppata, affinché la mamma non avverta alcun dolore e si rimetta in moto la produzione di latte per la poppata successiva. La soluzione è tenere attaccato il bambino al seno finché non lo svuota completamente. Se questo non è sufficiente, è importante svuotare le mammelle con il tiralatte oppure manualmente. In questo modo è più facile evitare l’ingorgo mammario e la mastite.

5) Mangia di tutto

Puoi mangiare di tutto, seguendo la tua dieta abituale, in quantità lievemente superiore al solito (sono necessarie circa 500 calorie in più per produrre la quantità di latte che serve al neonato), ma senza eccedere. 

6) Allatta fin quando vuoi

L’allattamento al seno soddisfa tutte le necessità nutritive e affettive del bambino fino ai 6 mesi di età, dunque sicuramente l’ideale è arrivare a questa tappa. Da questa età in avanti deve iniziare lo svezzamento. La mamma, però, può continuare ad allattare al seno per tutto il tempo desiderato da lei e dal bambino.

7) Asseconda le esigenze del bebè e della mamma

Sentirai dire di tutto: chi ti dirà di allattare per 10 minuti per seno, chi 20, chi di svuotare un seno a poppata. Tranquilla, esiste un consiglio valido per tutte e in tutti i casi: bisogna assecondare le esigenze del bambino e le tue. In pratica, non c’è una regola fissa, bensì mamma e bebè devono trovare il loro equilibrio. Tra i consigli per allattare al seno questo è da tenere sempre ben presente, soprattutto se si è mamma per la prima volta.

8) Se cresce significa che mangia abbastanza

Non serve sapere quanto il bambino mangia a ogni pasto, ma valutare quanto cresce. Il bimbo sta bene e cresce a sufficienza se: recupera il peso neonatale entro due settimane; cresce circa 150-200 grammi alla settimana; fa pipì frequentemente, soprattutto se il neonato non introduce altri liquidi tipo acqua o camomilla; ha scariche di feci due o più volte nella giornata.

9) Chiedi aiuto

Non si può fare tutto da sole. È importante non avere paura di aprirsi con gli altri (dal partner alle amiche). Prima di partorire o appena dopo la nascita del bambino, appoggiati a figure di riferimento: l’ospedale, il pediatra, le associazioni di volontariato e il consultorio di zona. 

10) Riposati e pensa anche a te stessa

Allattare è sì un momento “magico”, ma è anche faticoso per il fisico. Gli esperti consigliano di dormire 2 ore il pomeriggio tutti i giorni, per favorire la produzione di latte. Delega al partner le incombenze domestiche, come pulire e fare la spesa. E soprattutto dedica tutti i giorni almeno un quarto d’ora a te stessa, come farti un bel bagno caldo o leggere un libro.

PROTEZIONE SOLARE le 10 REGOLE

Un bambino con le gote abbronzate dal sole puo' sembrare il ritratto della salute. e' difficile immaginare il tempo in cui le rughe solcheranno quel viso liscio e rotondo, ma molto dipende proprio dai genitori. Infatti il rossore e poi l’abbronzatura, oltre che l’immagine di apparente benessere, sono anche segni di un’azione dei raggi solari, il cui danno si accumula giorno dopo giorno a partire dall’infanzia.

 La pelle di un bambino e' diversa, e' morbida, sensibile e vulnerabile. Le irritazioni si sviluppano facilmente, con una crema ammorbidente scompaiono come per magia. La pelle giovane infatti guarisce piu' velocemente della pelle piu' vecchia, ma e' meno capace di proteggersi dalle ferite, incluse quelle provocate dal sole. Anche la piccola quantita' di protezione data dalla melanina, che la natura ha fornito alla pelle, non e' completamente presente alla nascita e ci vogliono anni prima che lo sviluppo della protezione si completi. Nel frattempo, la pelle del bambino e' piu' soggetta alle scottature solari e ad altri danni.


Le scottature, si sa, provocano dolore, e possono essere molto pericolose nei lattanti e nei bambini, la loro epidermide rappresenta una percentuale della massa totale del corpo piu' alta che nell’adulto, cosi' che avranno un grande impatto sul resto dell’organismo. Una brutta scottatura causa disidratazione, febbre, svenimenti, shock, pressione sanguigna pericolosamente bassa, e battito cardiaco irregolare.

 

SCELTA DEL FILTRO SOLARE

 

  • In farmacia, in profumeria, ma anche nel chiosco dello stabilimento sulla spiaggia, c’e' un’ampia selezione di filtri solari disponibili, con vari fattori di protezione (SPF), da 4 a 15 o anche di piu'. Queste alcune regole per orientarsi quando si sceglie un prodotto destinato ai piu' piccoli.

  • I protettori solari non dovrebbero essere usati sui bambini al di sotto dei 6 mesi.

  • Per una pelle giovane e' meglio preferire una crema con funzione anche idratante in gel a un prodotto a base alcolica.

  • Un filtro solare in stick o un burro di cacao SPF 15 e' ideale per il viso e le mani. Il tipo di cera resta sulla pelle e non ha un cattivo odore o sapore. Ai bambini puo' far piacere applicarlo da soli.

  • Se un prodotto profumato attrae gli insetti, si puo' provare uno senza profumazione.

  • Il giorno prima di usare un nuovo prodotto su tutto il corpo del bambino si puo' mettere una piccola quantita' di protettore solare sulla parte interna del polso. Se si sviluppa una irritazione o un esantema, cambiate prodotto.

  • Spalmare bene sulla pelle del tuo bambino liberamente e in modo uniforme. Se il bambino si dimena, applicare lo schermo solare per prima cosa sulle sue mani.

  • Non dimenticare le orecchie, il naso e le labbra del bambino, e la zona intorno agli occhi. Evitare il contatto con gli occhi e con le palpebre.

  • Applicare prima di uscire e riapplicare ogni due ore, piu' spesso se il bambino gioca in acqua o suda molto

  • Una crema a base di ossido di zinco sul naso e sulle labbra potrebbe dare una maggiore protezione se il tuo bambino e' grande abbastanza da non toglierlo.

  • Non mettere mai un baby oil sulla pelle del bambino prima di uscire. Rende la pelle traslucida, facendo in modo che i raggi solari passino attraverso piu' facilmente

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DALLA "SKIN CANCER FOUNDATION" DIECI CONSIGLI PER PROTEGGERE DAL SOLE IL TUO BAMBINO

  • Tenete i lattanti e i bambini piccoli al riparo dal sole quanto piu' e' possibile durante il primo anno della loro vita; Una brutta scottatura in un bambino piccolo puo' essere molto seria.

  • Controllate l’orario. I raggi solari sono piu' intensi tra le 10 a.m. e le 2 p.m. (11 a.m e le 3 p.m. con orario legale).

  • Coprite il bambino ad alto rischio (carnagione chiara con capelli biondi rossi e occhi chiari) con un cappello, maglietta a maniche lunghe e pantaloni lunghi. Usate tessuti a trama stretta e doppio strato quando e' possibile. Per i neonati, una carrozzina con una tettoia e' preferibile a un passeggino aperto. Con un bambino piu' grande usate un passeggino con tettoia o con un ombrellino.

  • Usate un filtro solare. Le sostanze che filtrano i raggi solari che provocano danni sono un elemento importante nel programma di protezione. Piu' alto e' il fattore di protezione, maggiore e' la garanzia offerta.

  • Fate attenzione alle luci riflesse; molte superfici - sabbia, cemento, neve - possono riflettere radiazioni nocive. Anche il sedersi all’ombra o sotto l’ombrellone non garantisce protezione. Fate attenzione alle giornate nuvolose, quando fino all’80% delle radiazioni solari raggiunge la terra.

  • Fate attenzione specialmente a certe altitudini e latitudini. Dai 300 metri sul livello del mare in su, la radiazione aumenta del 4 o 5%. E quanto piu' vicini si e' all’equatore, tanto piu' forti sono i raggi solari.

  • Evitate l’abbronzatura artificiale compresi i lettini solari, le lampade, i riflettori. Le radiazioni emesse da queste sorgenti luminose, sia raggi ultravioletti A che B, possono essere pericolose e il motto che esse "sono piu' sicure del sole" e' falso. (Vedi inchiesta La pelle n. 2 aprile-maggio 1996). L’uso di pillole abbronzanti non e' raccomandato a causa degli effetti collaterali tossici che sono stati attribuiti ad alcuni dei loro ingredienti.

  • Non mescolare il sole con alcuni farmaci. La fotosensibilita', caratterizzata da esantemi, arrossamento e/o gonfiore, puo' essere l’effetto collaterale di alcuni farmaci. Consultate il vostro medico o il farmacista

  • Esaminate la pelle del vostro bambino regolarmente, come la vostra. Cercate ogni escrescenza che sia comparsa, macchie che danno prurito, lividi, cambiamenti dei nei o macchie cutanee. Il cancro della pelle e' estremamente raro nei bambini e poco comune negli adolescenti. Tuttavia, la preoccupazione e la cura per la salute della pelle deve essere appresa fin dall’infanzia.

  • Date esempio al vostro bambino. I princi'pi qui sottolineati devono essere applicati a persone di tutte le eta'. Usate queste semplici misure per proteggere la vostra pelle e sicuramente il vostro bambino adottera' piu' facilmente l’abitudine di proteggere la sua pelle dal sole.

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La SKIN CANCER FOUNDATION raccomanda di usare prodottti con SPF 15. Per i bambini di 2 anni o piu' giovani, consultate il medico. Usare un filtro solare non e' pero' una buona scusa per una eccessiva esposizione al sole. Gli schermi solari offrono una protezione relativa e non assoluta.

La luce solare determina molti cambiamenti nella pelle. Alcuni sono immediati ed appaiono subito dopo l’esposizione al sole (abbronzatura, scottature, lentiggini) altri hanno bisogno di anni per svilupparsi (rughe, macchie, cheratosi attiniche etc.). Il danno piu' grave e' certamente il cancro della pelle, che puo' essere letale.

BUONE ABITUDINI

 

Esaminate la pelle del vostro bambino regolarmente.
Il cambio del pannolino, il momento del bagno o quando lo vestite sono i momenti ideali per tenere sotto controllo l’apparenza della sua pelle.
Se individuate qualche cambiamento, - un neo, una macchia, o un livido - alla prima occasione fatelo presente al vostro medico o al dermatologo. e' normale per un bambino sviluppare nuovi nei ed altre macchie scure, ma se c’e' un cambiamento nel colore, di forma o di grandezza e' meglio provvedere a un controllo. Limitate il tempo speso al sole nelle ore di punta, indossate vestiti protettivi e un cappello, applicate uno schermo solare con fattore di protezione 15 o piu', e fate in modo che la protezione solare diventi un argomento di discussione in famiglia.

VITAMINA D3

La somministrazione di vitamina D nel lattante

 

 

 

Linee guida della AAP

Pensare che il rachitismo sia una malattia scomparsa sarebbe un errore. Il rachitismo dovuto a un inadeguato apporto di vitamina D o a una ridotta esposizione alla luce del sole continua a essere presente in Italia come negli Stati Uniti.

Le linee guida USA per la profilassi della vitamina hanno portato la dose di vitamina D raccomandata per tutti i lattanti a 200 U.I. al giorno; stessa dose per quelli che sono a latte materno esclusivo; ricordiamoci che 1 mg di vitamina D corrisponde a 40.000 UI. L'inizio della somministrazione deve avvenire nel primi due mesi di vita. Viene raccomandato di assumere 200 UI di vitamina D al giorno per tutto il primo anno, ma anche nelle età successive, fino all'adolescenza compresa (Gartner LM, Greer FR e Section of Breasstfeeding and Commiottee on Nutrition – Prevention of rickets and vitamin D deficiency: new guidelines for Vitamin D intake, Peduatrics 2003, 111:908-10).

Il rachitismo è un esempio di una grave deficienza di vitamina D; lo stato di deficienza avviene mesi prima della comparsa del rachitismo.

Il nuovo valore del fabbisogno giornaliero di vitamina D, consigliato dalla Accademia Americana delle Scienze, per prevenire la mancanza di vitamina D nei lattanti normali, come nei bambini e negli adolescenti è, come si è detto, di 200 UI al giorno. Questo valore differisce profondamente da quanto riportato in tutti i testi italiani e nord-americani, dedicati all'alimentazione e in particolare al fabbisogno giornaliero di vitamine, che per la vitamina D indicano una quantità di 400 UI al giorno. Queste nuove linee guida si basano principalmente sull'esperienza degli Stati Uniti, della Norvegia e della Cina, che dimostrano che una dose di vitamina D di 200 UI è sufficiente per prevenire la comparsa dei segni fisici di rachitismo per deficienza della stessa vitamina; con questa dose si mantengono livelli sierici di 25 idrossi vitamina D ≥ 27,5 nmol/L (= 11 ng/mL). Sebbene siano a disposizione un minor numero di dati per il bambino e l'adolescente, l'Accademia Americana è giunta alla stessa conclusione per i soggetti di queste età. E' stato concluso che nei bambini più grandi e negli adolescenti, l'esposizione alla luce del sole permette la sintesi della maggior parte del fabbisogno in vitamina D, per cui non esiste necessità di una supplementazione.

Bisogna d'altra parte ricordare che i dermatologi e gli oncologi ci ricordano la necessità di esporsi al sole con cautela e ci consigliano l'uso di creme protettive, che fortemente riducono la produzione di vitamina D a livello della cute.

 

Esposizione al sole

La fonte naturale di vitamina D è quella della sua sintesi a livello della cute per azione dei raggi ultravioletti (frazione B) della luce del sole. Una ridotta esposizione ai raggi del sole avviene durante l'inverno, o quando la luce del sole è nascosta dalle nuvole o dalla polluzione e dal soggiornare all'ombra. Gli stili di vita o le pratiche culturali che diminuiscono il tempo impiegato al di fuori della propria casa o l'aumento della superficie corporea coperta da vestiti, quando ci troviamo fuori casa, limitano ulteriormente l'esposizione alla luce del sole.

L'effetto dell'esposizione alla luce del sole sulla sintesi della vitamina D è ridotto anche nei soggetti con la pelle molto pigmentata, come anche è ridotto dall'uso delle creme protettive. La presenza di tutte queste variabili rende difficile determinare l'adeguata esposizione alla luce del sole per ogni singolo lattante e bambino. D'altra parte, come abbiamo visto, molte Società scientifiche e persino il CDC di Atlanta hanno intrapreso campagne d'informazione alla popolazione, intese a ridurre l'esposizione alla luce ultravioletta. Prove epidemiologiche indirette hanno suggerito inoltre l'importanza dell'età alla quale viene iniziata l'esposizione alla luce del sole, situazione che è molto più importante del totale dell'esposizione alla luce solare, per la determinazione del rischio di cancro. Pertanto, le linee guida della Accademia Americana di Pediatria (AAP) indicano che il bambino di meno di 6 mesi non deve essere esposto alla luce diretta del sole e che debbono essere scelte per i bambini le attività che minimizzano l'esposizione alla luce del sole e infine che vestiti protettivi debbono essere usati come schermo ai raggi solari.

 

Allattamento al seno e vitamina D

I lattanti che sono alimentati al seno e che non ricevono un supplemento di vitamina D o un'adeguata esposizione al sole sono a rischio aumentato per presentare una deficienza di vitamina D o un vero e proprio rachitismo. Classicamente si ritiene che il latte umano contenga una concentrazione di 25 UI/L di vitamina D o meno. Per cui le dosi raccomandate di vitamina D non sono sufficientemente coperte dal latte umano, se questo rappresenta la sola fonte di vitamina per il lattante alimentato al seno. Sebbene ci siano prove che una limitata esposizione al sole prevenga il rachitismo nella maggior parte degli alimentati al seno, alla luce delle recenti conoscenze circa la luce del sole e il cancro della cute, insieme ad altri fattori che sconsigliano l'esposizione diretta alla luce del sole, sembra prudente raccomandare che tutti i lattanti allattati al seno assumano la vitamina D dall'esterno. La somministrazione della vitamina D deve iniziare nei primi due mesi di vita.

 

Allattamento innaturale e vitamina D

Tutte le formule che comprendono l'allattamento “artificiale” contengono concentrazioni minime di 40 UI di vitamina D ogni 100 calorie e massime di 100 UI; tutte le formule in commercio contengono almeno 400 UI/L. Così se un bambino si alimenta con 500 mL al giorno di una formula, che contiene 400 UI/L, egli riceve la dose raccomandata di 200 UI al giorno.

 

Supplementi di vitamina D

Se l'alimentazione con latte fortificato con vitamina D è inferiore a 500 mL al giorno, va somministrato un supplemento di vitamina D, usando uno dei comuni preparati multivitaminici, che contengono 400 UI di vitamina D per millilitro. Le comuni preparazioni di vitamina D monocomponente sono troppo concentrate per essere usate con sufficiente garanzia di innocuità. Il supplemento di vitamina è particolarmente indicato nei soggetti che hanno una pelle fortemente pigmentata o in quelli che hanno una ridotta esposizione alla luce del sole.

 

Conclusioni

Per prevenire il rachitismo e la deficienza di vitamina D nei lattanti e nei bambini sani, sulla base della conoscenza che un'adeguata esposizione al sole è difficile da determinare, viene raccomandata l'assunzione di 200 UI di vitamina D per giorno da parte dell'Accademia Americana delle Scienze. Pertanto un supplemento di 200 UI di vitamina D al giorno viene raccomandato per:

  • Tutti i bambini allattati al seno, a meno che essi non prendano anche 500 mL di latte artificiale rinforzato con vitamina D;

  • Tutti i bambini non allattati al seno che prendano meno di 500 mL al giorno di latte artificiale, rinforzato con vitamina D;

  • Bambini e adolescenti che non vengano regolarmente esposti al sole, non ingeriscano almeno 500 mL di latte rinforzato con vitamina D al giorno o che non prendano ogni giorno un supplemento multivitaminico, contenente meno di 200 UI di vitamina D.

 

 

 
 

 

SVEZZAMENTO

Il divezzamento consiste nella introduzione progressiva, nella dieta del tuo bambino, di alimenti diversi dal latte, fino a fargli raggiungere in qualche mese una alimentazione analoga a quella di tutta la famiglia.

Per motivi culturali ed a seconda della disponibilità di principi nutrizionali diversi, nelle varie aree del mondo il divezzamento viene iniziato ad età molto diverse e con alimenti diversi: in genere è consigliabile raggiungere il 6° mese di vita con una alimentazione esclusivamente di latte materno (che copre tutti i fabbisogni nutrizionali fino a questa età).

Dal sesto mese si cominciano a proporre (mai ad imporre) i cibi che si consumano in famiglia, poiché sappiamo che a questa età l'intestino del bambino è in grado di digerire ed assimilare tutti i principi nutritivi. Ovviamente andranno preparati in maniera tale che il bambino li possa consumare. Faccio notare a tutti che si può scegliere una dieta particolare, ma che l'essere umano è onnivoro per sua natura, quindi restrizioni severe di qualche principio alimentare non favoriscono una nutrizione completa, soprattutto in una fase di crescita consistente quale quella del primo periodo di vita.

Il divezzamento non è una “ricetta medica”: le abitudini alimentari della vostra famiglia sono quelle su cui si basa la preparazione degli alimenti anche per vostro figlio.

Negli ultimi anni ci si è resi consapevoli che anche il passaggio dalla “pappa” fatta per il bambino ai cibi che mangiano gli altri familiari non ha bisogno di grandi tempi di attesa, ma che anzi bisogna favorire la curiosità dei bambini verso il vostro cibo, lasciandoli assaggiare ciò che avete a tavola per voi grandi fin dall'inizio del divezzamento.

E' sempre preferibile utilizzare cibi freschi; quando questo non è possibile, l’industria alimentare offre molti prodotti che semplificano la preparazione dei cibi garantendone le qualità igieniche e nutrizionali; esistono in commercio prodotti che rispettano principi di produzione e trasformazione propri della “agricoltura biologica”, della agricoltura biodinamica eccetera. Se avete queste attenzioni per la vostra alimentazione, le avrete anche per vostro figlio.

Per alcuni (pochi) bambini con esigenze alimentari particolari –allergie ad alimenti, intolleranza ad alimenti- occorrono cautele particolari che esamineremo insieme. Per tutti gli altri vi sono poche regole da seguire.

Per cominciare: la pappa in pratica.

Preparare brodo di verdure secondo le abitudini di casa, cioè con tutte le verdure che siete soliti usare, senza salare. Il brodo così ottenuto (in circa 2 ore di cottura tradizionale o 1/2h. con pentola a pressione) può essere utilizzato per 24 ore e conservato in frigorifero.

Le verdure verdi, frullate ed aggiunte alla pappa in quantità progressiva (fino a 2 cucchiai in una pappa) aiutano a fare la cacca, oltre ad essere portatrici di vitamine e sali minerali.

In circa 200 cc. di brodo stemperate da 2 a 4 cucchiai di crema di riso, o mais-tapioca, o multicereali, regolando la densità della pappa in base al gusto di vostro figlio.

Le farine di cereali andranno poi sostituite da semolino e pastine (a partire dalla più fine, triplo 0) in seguito. I bambini non accettano i cibi più granulosi alle stesse età, per cui sappiate individuare il momento giusto per vostro figlio.

Aggiungete 2 cucchiaini di grana grattugiato e 2 di olio di oliva.

Questa è la base della vostra pappa, dentro la quale occorre introdurre le proteine che si possono ottenere da: carne, formaggi, legumi, pesce, uovo. Tutti questi cibi possono essere introdotti dal sesto mese.

La carne può essere introdotta sotto forma di carne cruda (50 gr.), cotta a vapore e frullata; si possono usare carni bianche (pollo, tacchino, coniglio, agnello) o rosse (manzo, vitellone, nei tagli che preferite). Alternative: omogeneizzato. Non è opportuno introdurre carne in più di un pasto al giorno

Dopo la pappa potete offrire acqua al bambino, non bevande dolci 8come i succhi di frutta)

Una seconda pappa (la prima costituisce il “pranzo”) può essere introdotta come cena dopo 10 –15 gg. dalla introduzione della prima pappa. Si prepara come sopra, al posto della carne si introduce un cucchiaio di formaggio fresco (ricotta, stracchino, squaquerone).. Per il resto la pappa di pranzo e cena sono identiche.

La merenda (pomeridiana) può essere introdotta quando il bambino ha gia imparato a mangiare entrambe le pappe, oppure mentre si passa dalla prima alla seconda pappa. Può essere una composizione di yogourth e frutta, yogourth e biscotto, oppure frutta e biscotto, a piacere; non ci sono yogourth particolari da usare.

Il pesce (merluzzo, sogliola) usatelo più volte a settimana.

I legumi possono essere introdotti da subito con il brodo di verdure; inoltre danno un ottimo apporto di proteine e, associati in quantità analoghe ai cereali (ad esempio 4-6 cucchiai di passato di legumi per una pappa) possono sostituire egregiamente la carne, il formaggio o l’uovo come fonte di proteine. Per quanto riguarda l'uovo, uno alla settimana è sufficiente.

La pizza (margherita) è composta degli stessi alimenti con cui preparate la prima pappa, quindi….

Il gelato, a base di latte o di frutta, è un alimento sano e semplice, che può essere usato precocemente.

Tutta la frutta di stagione può essere usata tranquillamente, frullata o schiacciata. Nei limiti del possibile usate la frutta fresca, e ricordate che il succo di frutta non è un sostituto della frutta, ma un concentrato di zuccheri che, se consumato impropriamente, non è affatto un alimento equilibrato.

In sintesi: non abbiate paura di sbagliare, cominciate presto a far usare i vostri cibi ai bambini, la pappa è solo uno strumento per la preparazione dei cibi che non deve durare anni...