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COLICHE GASSOSE NEL NEONATO

Le coliche del neonato - lattante costituiscono una sindrome comportamentale caratterizzata da crisi parossistiche di pianto disperato, che vengono scatenate da attacchi di dolore addominale acuto, durante i quali il piccolo si contrae tirando le gambe verso l'addome. Accanto a questi sintomi, si può inoltre apprezzare un certo grado di distensione addominale, accompagnato da ripetute emissioni anali di gas che giustificano l'appellativo "coliche gassose del neonato".

La definizione più comune utilizza il pianto come criterio identificativo del disturbo; per parlare di coliche del neonato, infatti, le crisi parossistiche di pianto devono durare più di tre ore e manifestarsi in più di tre giorni su sette per almeno tre settimane. La diagnosi di coliche gassose neonatali prevede inoltre l'esclusione a priori di qualsiasi altra causa correlabile a manifestazioni dolorose parossistiche, protratte o recidivanti, in particolar modo le condizioni più gravi (ostruzione intestinale, peritoniteerniapielonefrite, intussuscezione, problemi nutrizionali, neurologici, igienici ecc.).

Coliche del neonato: le cause d'origine

I ricercatori non sono ancora riusciti ad identificare le esatte cause d'origine di questi disturbi dolorosi neonatali; le coliche del neonato rimangono pertanto un fenomeno para-fisiologico (alcuni pediatri le considerano una "non malattia"), ad eziologia incerta e multifattoriale. L'ipotesi più accreditata chiama in causa l'aerofagia - legata all'eccessiva ingestione di aria durante pianto e poppate - e la flatulenza, legata alla fermentazione intestinale del latte materno. Non mancano comunque svariati riferimenti ad una possibile eziologia psicosomatica, sulla quale influirebbero le condizioni di vita del piccolo. Il pianto - riferiscono alcuni autori - è l'unico mezzo tramite cui il neonato può manifestare alla madre e a chi gli sta intorno i propri bisogni, che non necessariamente riflettono problemi di alimentazione, di coliche o di aria nella pancia. Certo, attraverso il pianto il neonato - lattante tenta di comunicare i propri bisogni fisici, ma anche emozioni, tensioni, sensazioni e fastidi... bisogni sia fisici che psichici, insomma; in altre parole, fame di cibo ed attenzioni.

Anche un alto livello di stress, problemi famigliari ed ansietà da parte dei genitori, sembrano favorire l'insorgenza di queste coliche. Secondo altri autori, le coliche gassose del lattante (si definisce tale un bambino di età compresa tra 28 e 356 giorni) sarebbero correlate all'alimentazione. In realtà questi disturbi si manifestano con incidenza simile sia nei neonati allattati al seno che in quelli alimentati con latte artificiale. I legumi, ad esempio, possono sviluppare reazioni gassose nell'intestino della madre, ma non certo in quello del neonato allattato al seno, dato che il fenomeno è legato alla quota di nutrienti male assorbiti o parzialmente tali a livello intestinale, che come tali non possono entrare nel circolo sanguigno materno. Si può invece ipotizzare una reazione allergica alle proteine del latte vaccino qualora il bambino presenti coliche gassose accompagnate a diarrea,vomitoeczema e ad una prolungata e frequente agitazione.

Altri fattori predisponenti sembrano essere correlati al mancato ruttino del piccolo dopo la poppata, e all'esposizione al fumo di sigaretta sia durante la vita intrauterina che dopo il parto.

Abbastanza tipicamente, le coliche del neonato compaiono alla sera e possono durare da una a tre ore, per poi scomparire e riapparire il giorno dopo, anche ad orari diversi.

In relazione ai dati statistici consultati, le coliche neonatali arrivano ad interessare dal 10% al 30% dei neonati (dalla 2a - 3a settimana di vita in poi) e dei lattanti, scomparendo spontaneamente e senza un'apparente spiegazione intorno al terzo - quarto mese di vita.

Coliche del neonato: cosa fare?

Come tutti i disturbi assai comuni ma di difficile risoluzione, le coliche gassose del neonato fanno registrare una notevole mole di studi, informazioni, consigli e - oggi più che mai - di prodotti farmacologici, fitoterapici ed omeopatici.

La medicina ufficiale ha testato l'efficacia della diciclomina cloridrato, un principio attivo anticolinergico poco utilizzato, a causa dei potenziali effetti collaterali (tra cui ricordiamo apnea, difficoltà respiratorie, convulsioni e svenimenti).

La fitoterapia, dal canto suo, propone l'utilizzo di droghe vegetali carminative e spasmolitiche, come  l'anice verde, la camomilla e la melissa. In questo caso più che mai è essenziale che le droghe siano di elevata qualità, per evitare che eventuali contaminanti (metalli pesanti, pesticidi ecc.) arrechino un danno al giovane e fragile organismo. Sono inoltre auspicabili ulteriori studi che indaghino l'efficacia e la sicurezza di questi rimedi naturali, normalmente utilizzati con un certo successo dagli adulti.

Una dieta materna a basso contenuto dei più comuni allergeni alimentari (latte, soia, uovo, arachidi, grano e frutti di mare) può offrire sollievo dal pianto eccessivo in alcuni bambini.

Particolari tecniche di massaggio possono creare sollievo al lattante colpito da coliche, ma devono essere consigliate con una certa prudenza ed eseguite da mani esperte.

Nella prevenzione di questi disturbi, può essere utile far ruttare il bambino una - due volte dopo ogni pasto. Anche i probiotici (volgarmente fermenti lattici in primis, come studi, il ceppo rhamnosus gg atcc 53103)  possono avere un ruolo positivo nel trattamento delle coliche del neonato.

Molto importanti, infine, sono gli interventi di counselling e di supporto ai genitori, nell'ottica di una possibile origine psicosomatica delle coliche del neonato. Può essere d'aiuto, ad esempio, coccolare il piccolo e distrarlo con la musica, portarlo in giro, farlo muovere o stenderlo a pancia in giù su una borsa d'acqua calda avvolta in un panno.


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